Ultima Uscita

Vuoi Sostenerci?

Bomboniere Solidali

Calabria Accoglie

Un giorno triste e doloroso questo per la Fondazione Città Solidale: alle prime ore dell’alba è giunta la notizia, purtroppo temuta da giorni, della ‘partenza’ di Suhel, giovane ospite del Bangladesh che da tanto tempo stava combattendo la sua battaglia contro un male incurabile. Una storia quella del “Piccolo Guerriero”, che era stata ripresa dai media regionali come esempio di accoglienza e amore da parte della struttura che lo ospitava, il SIPROIMI (ex Sprar) di Catanzaro-Squillace e di quelle ospedaliere Pugliese-Ciaccio e, negli ultimi mesi, San Vitaliano di Catanzaro. Un percorso quello all’interno della struttura che, in più momenti, ha visto coinvolti tutti gli operatori insieme al dott. Raiola, al Garante dei Minori ed al Tribunale per i minorenni, anche quando si è vissuta una corsa contro il tempo per far arrivare in Italia la madre. La signora, una donna umile e minuta, ignara della nostra cultura e della lingua, grazie alla sensibilità, alla premura ed al sostegno degli operatori professionali del Servizio Centrale dello Sprar, è giunta nei primi giorni del settembre scorso, ed è stata costantemente vicina al figlio nel letto di ospedale del figlio. Con il suo fare premuroso, dettato esclusivamente dalla legge del cuore, quella dell’amore, si è fatta voler bene da tutte le persone che sono state vicine al giovane del Bangladesh.

Una storia, quella di questo ragazzo, che lo accomuna al destino di tanti altri che arrivano in Italia nella speranza di un futuro migliore: sin da piccolo ha lavorato nei campi, un lavoro faticoso che però gli consentiva di essere un aiuto prezioso per la sua famiglia. Arrivato il sedicesimo anno di età, si è posta davanti al piccolo grande uomo la difficile scelta di rimanere e proseguire un’esistenza di stenti, oppure partire per un posto lontano dove poter tentare la sorte e rendere, così, dignitosa la sua vita e quella della sua famiglia, a partire dalla condizione socio - economica. Un viaggio lungo, costellato di mille peripezie e sofferenze, soprattutto durante il periodo vissuto in Libia; momenti difficili superati con forza e coraggio fino al punto di sfidare anche la morte nel canale di Sicilia. La determinazione di un guerriero racchiusa in un corpo esile e gentile che hanno reso Suhel unico agli occhi di tutti. Durante i pochi periodi di permanenza in struttura, Suhel si è dimostrato desideroso di integrarsi e, nonostante le sofferenze, si è sforzato di essere sempre presente ai corsi di alfabetizzazione e nel prestare servizio in cucina, dispensando agli operatori preziosi consigli durante la preparazione dei pasti, al fine di portare in tavola le pietanze gradite ai suoi connazionali.

Oggi “Il Piccolo Guerriero” ci ha lasciato; un tam tam con centinaia di battute da un operatore all’altro, da un telefono all’altro ha portato nella casa di tanti la triste notizia. Se da una parte ci sentiamo tutti più poveri, conserviamo però la bellezza e la ricchezza che ci viene dall’averlo conosciuto ed amato. Suhel ha regalato intorno a sé i valori dell’umiltà e dell’amore verso il prossimo, la forza e la tenacia del combattente, la speranza alla quale si è aggrappato per lunghi e faticosi mesi. Infatti, anche nei momenti difficili della malattia, il suo sorriso e le sue parole hanno scritto una pagina importante per tutta la Fondazione Città Solidale, in particolare per gli operatori che lo hanno seguito fino all’ultimo giorno, ma anche per quella parte della città di Catanzaro che, in qualche modo, e magari a tratti, lo ha seguito, sostenuto, accompagnato e, soprattutto, ammirato. Nella giornata di oggi l’Imam di Catanzaro si recherà presso la camera mortuaria per celebrare il rito musulmano e si è già al lavoro per far rientrare la salma nel paese di origine insieme alla madre. Le assistenti sociali del Comune di Catanzaro, il Servizio Centrale dello Sprar, Città Solidale, e tante persone di buona volontà sono già all’opera per una nuova sfida: riportare a casa Suhel! Anche quest’ultimo passo farà della nostra vita e della nostra “comunità” una realtà più umana.

Il Mosaico